Piante caudiciformi: cosa sono e come curare il Pachypodium

Le piante caudiciformi sono tra le succulente più particolari e scenografiche, apprezzate per le loro forme insolite e per una caratteristica che le rende immediatamente riconoscibili: il caudice, una struttura ingrossata capace di accumulare riserve d’acqua.

Ancora poco conosciute rispetto alle succulente più tradizionali, queste piante stanno attirando sempre maggiore interesse per il loro aspetto ornamentale.

Un esempio è il Pachypodium, una pianta che si distingue per il fusto ingrossato e, in molte specie, per la presenza di spine e foglie concentrate nella parte superiore.

Che cosa sono le piante caudiciformi

Il nome deriva dal termine caudice, che indica una struttura ingrossata alla base o lungo il fusto della pianta.

Questa particolare conformazione permette di immagazzinare acqua e sostanze di riserva, aiutando la pianta a sopravvivere anche in condizioni di siccità.

Il caudice rappresenta anche il principale elemento ornamentale di queste piante, che possono assumere forme molto diverse a seconda della specie.

Dove posizionare il Pachypodium

Il Pachypodium predilige generalmente ambienti luminosi, ma le esigenze di esposizione variano in base alla specie.

Il Pachypodium lamerei, ad esempio, cresce bene in posizioni molto luminose e soleggiate, purché venga abituato gradualmente alla luce diretta.

È importante proteggerlo dalle basse temperature e dal gelo, soprattutto durante i mesi invernali.

Quanta acqua serve al Pachypodium

Una delle caratteristiche più interessanti del Pachypodium è la capacità di conservare acqua nel proprio fusto.

Questo gli permette di affrontare periodi di siccità, ma non significa che possa essere lasciato senza acqua per tempi indefiniti.

Durante la stagione di crescita è possibile irrigare quando il terriccio si è asciugato, evitando sempre i ristagni.

In inverno, quando la pianta entra in riposo vegetativo, le annaffiature devono essere ridotte drasticamente.

Un altro aspetto importante è osservare la pianta: un fusto che perde turgore può indicare una carenza d’acqua, ma bisogna sempre verificare anche le condizioni del terriccio e delle radici.

Quale terriccio utilizzare

Come per molte altre piante succulente, un terreno ben drenante è fondamentale.

È preferibile utilizzare un substrato specifico per cactus e succulente, eventualmente arricchito con materiali minerali come pomice o lapillo.

In questo modo si favorisce il drenaggio dell’acqua e si riduce il rischio di marciumi radicali.

Le domande più frequenti

Indica una pianta caratterizzata da una struttura ingrossata, chiamata caudice, che permette di accumulare acqua e sostanze di riserva.

No, ma durante la crescita necessita di irrigazioni adeguate. È importante lasciare asciugare il terreno tra un’annaffiatura e l’altra e ridurre l’acqua durante il riposo invernale.

Sì, scegliendo una posizione molto luminosa, con temperature adeguate e un terriccio ben drenante.

I consigli di Sara Radaelli, raccolti durante l’intervista del Centro Giardinaggio San Fruttuoso per LA7 nel programma “Amarsi un po’ – Istruzioni per l’uso”.

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Riassunto dell'articolo

Dal 02/11/26 al 08/11/2026

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